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“Le Forme della Memoria”, un successo la II° Edizione a Corigliano Rossano

Giunta alla seconda edizione, la kermesse "Le Forme della Memoria" organizzata dal Circolo Culturale Rossanese anche quest'anno ha fatto registrare numeri da capogiro in termini di presenze e di qualità dell'offerta culturale. L'evento, che rientra ormai a pieno titolo nella programmazione ufficiale del Comune di Tarsia – Campo di Ferramonti legata alle celebrazioni per il Giorno della Memoria, è andato oltre ogni aspettativa diventando anche laboratorio di collaborazione con il mondo della scuola grazie al concorso "Musica per la Memoria", che ha visto partecipare i ragazzi dell'I.C. Amarelli, accompagnati dalla Dirigente Dott.ssa Cerbino e dai docenti Mazzei e Fortino, e quelli della scuola Carlo Levi, coordinati dal docente Agostino Brunetti e guidati dal M° Marilù Brunetti. Un progetto partito a fine ottobre, che anche quest'anno vedrà la partecipazione del Circolo alle celebrazioni ufficiali di Ferramonti, e che ha fatto della memoria il suo punto fermo poiché fare memoria vuol dire essere esistenzialmente compromessi: se uno ricorda qualcosa, non può più fare finta di non sapere.

L'evento, introdotto dal Presidente del Circolo Antonio Guarasci e dall'ideatrice dell'evento Elisabetta Salatino, che è una dei promotori della cittadinanza onoraria di Corigliano-Rossano a Liliana Segre ancora in attesa di sviluppi, ha visto gli interventi di Roberto Cannizzaro, consigliere delegato alla Cultura del Comune di Tarsia, della ricercatrice Cinzia Robbiano e, come momento di fondamentale importanza e riflessione, le testimonianze di Yolanda Bentham, il cui padre ha vissuto all'interno del campo di concentramento di Tarsia, e di Ingeborg Friedmann, che invece ha raccontato delle esperienze del marito Isacco nel suo periodo di detenzione forzata a Ferramonti.

L’iis “Lucrezia della Valle” celebra la Giornata della Memoria

L'iis "Lucrezia della Valle" quest'anno ha inteso celebrare la Giornata della Memoria con due iniziative.

La prima questa mattina, sabato 25 gennaio, proprio a Ferramonti di Tarsia con un intervento musicale a cura dell'Orchestra e di alcuni solisti dell'Indirizzo Musicale dell'Istituto. Alle 10 gli studenti del della Valle hanno suonato per ricordare la Shoà nel Campo di Lavoro di Ferramonti. La loro musica ha inaugurato la mostra della opere del Maestro Michel Fingestein, donate da Riccardo Ehrman, internato a Ferramonti. Contrada paludosa e malarica del comune di Tarsia, fu sottoposta nella seconda metà degli anni '30 ad opere di bonifica da parte della ditta Eugenio Parrini di Roma, un faccendiere molto vicino al regime fascista. Dovendo il governo fascista costruire dei campi di internamento per questi Ebrei stranieri e per tutti i cittadini di paesi nemici rimasti in Italia, Parrini fece in modo che la scelta della loro collocazione ricadesse nei suoi cantieri di bonifica in modo da utilizzare le strutture già presenti e ottenere il monopolio nello spaccio alimentare. Nacque il campo di Ferramonti di Tarsia destinato ad Ebrei e cittadini stranieri nemici, l'unico esempio di un vero campo di concentramento costruito dal governo fascista a seguito delle leggi razziali e rappresenta storicamente il più grande campo di internamento italiano. A partire dal giugno 1940 vi transitarono circa 3000 internati. Il Campo si estendeva su un'area di 16 ettari ed era composto da 92 baracche di varia dimensione.

Rende: inaugurata al museo Civico la mostra fotografica di Gruber

"Gli spazi espositivi -ha proseguito il primo cittadino- in questi anni sono stati valorizzati e allargati: la nostra idea di museo non statico, ma aperto alle contaminazioni e al territorio rientra a pieno titolo in una visione di città dinamica che investe nel proprio patrimonio culturale e valorizza talenti e memoria storica collettiva. C'è grande vivacità ed è questo sentire che deve essere comunicato in ogni forma e a più livelli, coinvolgendo soprattutto le giovani generazioni e gli ambienti accademici".

"La mostra di Gruber -ha affermato l'assessora alla cultura Marta Petrusewicz- inaugura una nuova stagione che vedrà dare spazio alle mostre fotografiche e a spazi di ricerca laboratoriale con l'inaugurazione dei nuovi spazi espositivi nell'area demoetnoantropologica del museo Civico".

Il critico d'arte Roberto Sottile, che ha curato l'allestimento del materiale fotografico che l'autore scattò quasi ventenne nel 1971 mentre accompagnava il padre antropologo nel suo viaggio tra Calabria e Basilicata, ha poi parlato di: "un racconto, quello di Gruber, che ci restituisce volti di una provincia dove la vita scorre lenta, sospesa nel tempo".

Giovanni Sole, docente di storia delle tradizioni popolari All'Unical, ha posto l'accento sulla autenticità delle immagini scattate dal fotografo che: " la differenza di altri non si nasconde e non impone il suo punto di vista, ma anzi ci offre uno spaccato reale della civiltà materiale che per noi antropologi è sinonimo di cultura. È un mondo subalterno quello racontato in questi scatti, ma poetico. Gruber ha la capacità di cogliere quel processo di trasformazione di una terra, la Calabria, in continua trasformazione".

A concludere il dibattito l'autore che ha ricordato gli anni della giovinezza e del viaggio fatto in Calabria con i genitori: "ricordo di mio padre che mi regalò una Laica con la quale scattai queste foto, ma è a mia madre che devo quel senso estetico che caratterizza il mio sguardo sul mondo".

La mostra sarà visitabile fino al prossimo 29 febbraio.

Dal comune assicurano che sarà la prima di una lunga serie di attività che promuoverà il patrimonio materiale, immateriale e storico della Calabria.