Fronte del Palco
 

[FOTOGALLERY] Lamezia Terme, il “Grandinetti” premia Cammariere con l’apprezzamento e con la maschera dei “Vacantusi”. Ma non col pienone

9di Mario Meliadò - Situèscion, eccome...

Già il concerto lametino dello chansonnier e jazzman crotonese Sergio Cammariere non era partito propriamente col piede giusto: al rinnovatissimo Teatro "Grandinetti", riaperto solo nell'ottobre scorso, si sono registrati in platea e in galleria vuoti preoccupanti, specie a fronte di uno dei massimi musicisti calabresi in attività. Pianista, interprete e bandleader raffinatissimo, capace però di successi sanremesi straordinari (Tutto quello che un uomo nel 2003, L'amore non si spiega nel 2008, in entrambi i casi con liriche di Roberto Kunstler, prezioso autore anche per interpreti come Ornella Vanoni, Aram Quartet, Alex Britti, Annalisa) senza cedere di un millimetro alle logiche commerciali che spesso eterodirigono il "taglio" degli inediti presentati al Teatro "Ariston", Cammariere mette sempre una "marcia in più" quando suona nella sua Calabria, frangente che rimarca sempre con affetto ed emozione. Stavolta però, complice forse il costo del biglietto fra i 30 e i 35 euro per la platea, il pubblico calabrese non ha ripagato l'artista con la massiccia presenza adeguata al suo rango e alla sua arte.

Per di più, giusto dopo un paio di brani dall'inizio del live, l'intoppo paradossale: per quindici, venti lunghissimi minuti «un guasto al sistema audio digitale» ha impedito d'ascoltare in sala la voce del cantautore. Ma il nostro Sergio proprio allora ha dato il meglio di sé come entertainer consumato: faccine gigioneggianti, passi di danza sul palco e l'improvvisazione pianistica sul tema di Cantautore piccolino (che, purtroppo per i tantissimi fan di questo ironico brano sul cantautorato made in Italy, non è stato poi eseguito in chiave "normale"), selfie a iosa con gli spettatori festanti, una versione di Sorella mia forzatamente unplugged. Di tutto, di più perché the show must go on, e per provare a divertire comunque la platea in attesa dell'indispensabile ripristino.

In apertura, il sipario aveva mostrato dapprima il presidente dell'associazione teatrale "I Vacantusi" Nico Morelli insieme al promoter lametino Ruggero Pegna, fresco di una candidatura a sindaco che l'ha visto sconfitto al ballottaggio da Paolo Mascaro (riconfermato dopo il travagliatissimo scioglimento per mafia del Comune), chiamato sul palco da Pegna insieme a due delle "assessore" della sua Giunta, Giorgia Gargano (Cultura) e Luisa Vaccaro (Spettacoli). E proprio Mascaro ha voluto sciogliere ogni dubbio direttamente dal palco del "Grandinetti": «Con Ruggero siamo stati, siamo e saremo sempre amici, la campagna elettorale è stata un'altra cosa ma abbiamo un "pallino" in comune: vogliamo fare grande Lamezia», col noto organizzatore di spettacoli a ribadire: «Siamo nati e cresciuti insieme. E adesso, sempre insieme, faremo tante altre cose».

Sergio Cammariere, puntuale come un treno, dà inizio al concerto con Oggi e sùbito dopo Nessuna è come te, tratte entrambe – come altre canzoni proposte ieri sera: L'assetto dell'airone, Viali di cristallo – da un album, "Sul sentiero", solo commercialmente meno fortunato di altri suoi celebrati lavori discografici. Sul palco, accanto al front-man, ci sono i fidati e quotatissimi Amedeo Ariano (batteria) e Luca Bulgarelli (contrabbasso), in un quintetto completato da un sax alto di grido come Daniele Tittarelli e dal percussionista Bruno Marcozzi, gli stessi strumentisti che sono stati con Cammariere in sala d'incisione per il suo album più recente, "La fine di tutti i guai", rilasciato nel maggio scorso.

Proprio da questo lavoro il pubblico lametino ha potuto apprezzare l'intensità di Ma stanotte dimmi dove stai, durante la cui esecuzione si sono manifestati i gravi problemi tecnici che hanno portato al citato lungo stop al concerto "ufficiale".

«E quanto ancòra dovrò stare / qui seduto ad aspettare / Le mani a reggermi la fronte / E poi sentirmi più solo ogni volta che parlo di te...». Dopo il break, è tempo d'affondare a piene mani in un altro album ampiamente riproposto dal vivo a Lamezia Terme, "Dalla pace del mare lontano", intonando Le porte del sogno (non mancheranno Per ricordarmi di te, con un sax commovente e dalla lentezza intenzionalmente esasperata, lo splendido ritmo brasileiro di Via da questo mare, una trascinante Tempo perduto ammantata di un'intro da virtuoso dello stesso Cammariere al "gran coda" e soprattutto, nel secondo e conclusivo "bis", uno dei brani-cult firmati dall'artista crotonese, appunto Sorella mia).

Ma i fremiti del pubblico s'intensificano pochi secondi più tardi, quando è la volta del lirismo di L'amore non si spiega («E ora cosa non farò per amare / Cosa non farò per te... / Stella del mio cuore, / splendi su di me...»), che in chiusura riecheggia la miglior Cantaloupe Island hancockiana.

Con la title-track dell'album pubblicato sette mesi fa siamo a una leggerezza soul che inneggia all'amore vero, ravvisandovi realmente La fine di tutti i guai. Forse è proprio per questo che – siamo ormai oltre metà di un live in cui Sergio di sicuro non si risparmia... – in un breve volgere arriva un brano pazzesco, ieratico già nei versi di Kunstler, «una preghiera», come opportunamente ricorda l'interprete e come recita lo stesso testo: Padre della notte, la cui iconicità viene aumentata a dismisura da Cammariere con un'esecuzione "piano solo" azzeccatissima anche drammaturgicamente. «Padre della notte / che voli insieme al vento / togli dal mio cuore / la rabbia ed il tormento...». Il pubblico ammutolisce, impietrito fino all'entusiasta, sentito applauso alla fine del brano.

C'è spazio anche per Mano nella mano, ma ovviamente in tanti attendono Tutto quello che un uomo, la hit di maggior successo dell'intera carriera di Cammariere (gli valse pure il terzo posto alla 53^ edizione del Festival di Sanremo, ma anche il Premio della critica intitolato alla corregionale Mia Martini) che dopo averne restituito alla grande l'atmosfera "aggiunge" una versione short cantata solo dal pubblico, per la soddisfazione degli spettatori ma anche sua, perché no?, nel vedere che tutti ne ricordano le liriche alla perfezione.

Chiuderebbe l'esibizione Dalla pace del mare lontano, dedicato alla pace su scala internazionale e ai migranti d'ogni provenienza, in una versione che risente, più di altri brani, del "peso" della sezione ritmica, con Ariano e Marcozzi a duettare da soli sul palco per diversi minuti mandando la platea in visibilio. Pegna e Morelli tornano sul palco per premiare Cammariere con la classica maschera dei "Vacantusi".

Ma gli spettatori vogliono ancòra il "loro" Sergio, il più a lungo possibile: ecco allora (con la maschera lasciata lì, in bella mostra sul pianoforte) l'ulteriore generosa esecuzione di Viali di cristallo e, a completare il live, di Sorella mia. Un ennesimo e riuscitissimo inno all'amore in questo caso non eros, non afflato di labbra e corpi intrecciati, ma amore di una purezza inimmaginabile e, forse, introvabile: «Ed io non so se esisto ancòra / se questo cuore no, non s'innamora / Allora vieni in questa notte scura / E voleremo ancòra via / Sorella mia».